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EMORROIDI

L’insufficienza venosa, un disturbo che non riguarda
soltanto le gambe.

L'insufficienza venosa causa un rallentamento del flusso sanguigno e la dilatazione delle vene degli arti inferiori. A volte questo fenomeno può estendersi anche al plesso emorroidario. Le emorroidi sono infatti un particolare caso di insufficienza venosa, localizzata in una sede anatomica precisa: il tratto terminale del retto. Si tratta di vene varicose che è possibile curare con metodi farmacologici o chirurgici. Le emorroidi raccontano la condizione generale del sistema venoso individuale. Non è un caso che vengano associate ad altre patologie come le varici e il varicocele, ulteriori manifestazioni dell'insufficienza venosa a carico degli arti inferiori.

Cosa sono

Una patologia comune che può limitarci nella nostra vita quotidiana.

La patologia emorroidaria è il progressivo indebolimento della parete del tratto terminale del retto, causato dall’aumento di volume dei vasi, che provoca lo scivolamento verso il basso (prolasso) delle emorroidi. Questa patologia colpisce più frequentemente la popolazione dei paesi maggiormente civilizzati, dove si stima ne soffrano 4/5 persone su 100. Tra i 45 e i 65 anni, il disturbo diventa più frequente e può arrivare a colpire una persona su due. Si tratta di una patologia comune che può arrecare disturbi capaci di limitare una normale vita quotidiana. È perciò opportuno conoscerla per prevenirla e affrontarla nel modo migliore. Uomini e donne soffrono di emorroidi nella stessa misura, anche se queste ultime sono più a rischio durante la gravidanza e in caso di parti difficili: l'aumento della pressione addominale può far comparire le emorroidi o riacutizzare il disturbo pregresso.

La classificazione delle emorroidi è legata alle dimensioni e al tipo di prolasso:

  • 1° grado - Modeste dilatazioni interne, nel canale anale;
  • 2° grado - Dilatazioni che fuoriescono durante l'evacuazione per poi tornare spontaneamente nel canale anale;
  • 3° grado - Prolasso, cioè fuoriuscita dal canale anale, con ritorno manuale all'interno;
  • 4° grado - Prolasso stabile all'esterno, non riducibile manualmente nel canale anale.

FATTORI DI RISCHIO

Stile di vita e alimentazione,
i fattori che predispongono alla patologia.

  • Oltre alla familiarità e alla situazione ormonale, ci sono altri fattori che ci predispongono alle emorroidi.
  • Essere costretti a stare per lunghi periodi fermi in piedi, oppure seduti a una scrivania o in auto sono i problemi più comuni, soprattutto per determinati tipi di lavoro o per stili di vita poco dinamici.
  • Anche tutto ciò che può causare traumi nella zona interessata è da evitare. In estate ad esempio sarebbe meglio non sedersi sui sedili troppo caldi, così come è meglio evitare gli sforzi molto accentuati e lo stress eccessivo.
  • Una delle cause delle emorroidi è la stipsi. Spingere molto e a lungo quando si è sul WC, evacuando feci dure, può comportare infatti la comparsa di problemi nella zona interessata. Verdure, cereali, integratori e un litro e mezzo d'acqua al giorno aiutano un'evacuazione regolare e, quindi, meno traumatica, riducendo il rischio di stipsi e alleviando i sintomi della patologia.

SINTOMI E DIAGNOSI

Come riconoscere le emorroidi.

Sensazione di pesantezza e fastidio nella regione anale, a volte accompagnato da sanguinamento, possono essere i primi sintomi delle emorroidi.
La patologia può rimanere a lungo asintomatica o caratterizzarsi per periodi di pieno benessere alternati a momenti in cui i disturbi si fanno invece più acuti, senza tuttavia capire cosa li abbia scatenati.
Prurito e irritazioni cutanee localizzati possono essere un segnale di allerta, anche se il segnale più chiaro è il sanguinamento (in quantità variabile) che di solito si manifesta dopo la defecazione.

Quando si hanno questi sintomi è importante rivolgersi al proprio medico, per avere una diagnosi precoce ed evitare che le emorroidi evolvano in altre patologie.
La complicanza più frequente di questa malattia può essere una trombosi.
È importante tuttavia sapere che difficilmente il trombo, ovvero un grumo di sangue coagulato, potrà lasciare l'emorroide che lo contiene generando così un nodulo, molto doloroso per il paziente.

A questo punto la situazione potrà risolversi in diversi modi:

  • Il nodulo può restare dov'è senza provocare più dolore.

  • Il nodulo può aprirsi spontaneamente espellendo il trombo.

  • Il nodulo può essere semplicemente inciso al pronto soccorso, alleviando immediatamente i sintomi; con il tempo il coagulo si dissolve spontaneamente e l'emorroide può rientrare.

SINTOMI E DIAGNOSI

Oggi sono disponibili diverse soluzioni per il trattamento delle emorroidi, legate alla gravità e alla sintomatologia riferita dal paziente.

  • Terapia farmacologica locale o orale.

    Dolore e infiammazione possono essere ridotti con l'applicazione diretta di creme e pomate o con l'utilizzo di supposte e schiume. Di solito questi prodotti sono a base di anestetici e cortisonici che agiscono in modo rapido sul dolore e l'infiammazione.
    Anche se efficaci, non vanno usati per lungo tempo per non rischiare ulteriori lesioni. È invece consentita l'assunzione, anche per lunghi periodi, di altri prodotti per la terapia farmacologica orale. Quelli a base di flavonoidi sono utili perché hanno un effetto protettivo sulle pareti venose e riducono la permeabilità vasale, alleviando rapidamente il gonfiore e il dolore e agendo positivamente anche sul sanguinamento.

  • Terapia ambulatoriale o parachirurgica.

    La terapia ambulatoriale consente di intervenire direttamente sulle emorroidi, senza un vero e proprio intervento chirurgico. La scelta di soluzioni per eliminare le emorroidi con tecniche parachirurgiche è davvero ampia.
    Esiste la criochirurgia che sfrutta il freddo per "bruciare" il tessuto delle emorroidi.
    In altri casi si può scegliere la coagulazione a raggi infrarossi o la scleroterapia che, in modo indolore, provoca la chiusura del vaso infiammato.
    Infine esistono tecniche di legatura che provocano la necrosi del tessuto e il naturale distaccamento dell’emorroide.

  • Terapia chirurgica.

    Contrariamente a quanto si crede, l'intervento chirurgico non è più traumatico come in passato. Indipendentemente dalla tecnica utilizzata dal chirurgo, oggi l'intervento non obbliga il paziente ad assumere in tutti i casi degli antidolorifici. Oggi le tecniche chirurgiche si sono affinate e permettono di scegliere fra due opzioni.
    La più tradizionale terapia chirurgica consiste nell'asportazione delle emorroidi. La seconda possibilità, più conservativa, consiste nel riposizionamento delle emorroidi. Il chirurgo riesce a riportare le emorroidi nella loro sede naturale, senza lasciare cicatrici e ripristinando una corretta circolazione venosa.